Il curioso caso di Benjamin Button è un racconto di Francis Scott Fitzgerald scritto nel 1922 la cui originalità va indagata (a Torino a fine ottocento qualcuno scrisse per la prima volta una idea simile). L’idea è che si nasce vecchi e si muore bambini. Il racconto diventò famoso poi per un film di Fincher del 2008. La trama è alquanto strana e non so perchè mi viene in mente questo collegamento per spiegare la complessità di un opera criptica non certo per consumatori lampo come l’uomo scarlatto di Maurensig. Il primo problema è proprio questo: il libro pur essendo di poche pagine ha delle sfumature fantascientifiche alla H G Wells o alla Benjamin Button che richiedono un grosso impegno interpretativo e una grande applicazione per trovare risposte delicate ad altrettanto complesse domande. Se si é appassionati di rompicapi alla Rubik il libro risponde all’esigenza di doversi spaccare la testa nel decifrare gli intenti dell’autore, che ci mostra un narratore nascosto all’ interno di altri narratori che vengono tutti raccontati da nastri audio donati da un altro misterioso narratore al protagonista che narra la storia e che ha nell’ intero libro solo lo spazio della paginetta iniziale, il tempo per l’appunto quello di prendere il gentile dono da parte di questo signore che sta per dissolversi in una ricerca spirituale in solitudine, abbandonando il peso di quelle farneticazioni ambientate in una clinica svizzera, dove un paziente si confessa alle incalzanti domande del terapeuta (ma lo è veramente, o alla fine diventerà quasi uno strumento dove passa la consapevolezza risvegliata del nostro ustionato che suo malgrado scoprirà di essere immortale senza però averne piena lucidità a causa dei problemi di memoria?). Lo schema è quello del prologo nel nome della rosa, dove si narra attraverso la narrazione di altri, come scatole cinesi che contengono scatole più piccole e di bambole russe che aprendosi mostrano se stesse in miniatura. Il tema che viene sviluppato quindi è quello dell’ immortalità priva di memoria? La civiltà nel suo incalzante sviluppo corre così velocemente da risolvere anche l’ultima questione della fine terrena? Siamo di fronte a esperimenti genetici perpretati da una misteriosa organizzazione che vorrebbe vincere anche l’ultimo problema dell’ umanità, quello del raggiungimento dell’ eternità? E’ possibile rigenerarsi in sempiterno in fisico e cervello senza ripercussioni, conservando memoria anche delle vite passate? A questa domanda si risponde facilmente con un no, visto che nel salto quantico finale il protagonista che narra la storia identificato come l’uomo scarlatto, dal nome di uno dei suoi personaggi a fumetti che gli danno da vivere malgrado il suo aspetto insostenibile che richiede continue trapianti della pelle sul viso a seguito di un incendio a cui è misteriosamente sopravvissuto, non ricorda le vite precedenti, ma solo gli sviluppi che lo porteranno a subire un successivo incidente dal quale ovviamente sopravviverà per contratto divino acquisito (Maurensig ci mostra una ricorrenza di un misterioso 50 caduti a disgrazia tranne uno, non so se ha un preciso significato per lui come autore o dovrebbe averla per noi a sottolineare quasi uno scherzo del destino o una ciclicità da intendersi come legge fisica). A questo punto però serve una semplificazione, quindi ripartiamo con una logica elementare. C’era na volta un tizio i cui dati sono irrilevanti, nel senso che non dobbiamo seguire la sua vicenda ma quella degli intrecci che genera a seguito di una perdita di portafoglio che lo costringe a una interazione con un bancone di un bar dove conosce uno strano signore metà gaiapponese e metà qualcos’altro e che conosce una mezza dozzina di lingue. Il tizio essendo una persona anziana è pronto per cercare le risposte a tutte le sue domande finali, ma per farlo deve eclissarsi in un esilio volontario spirituale che gli fa abbandonare tutte le cose che lo legano alla sua vecchia vita. Quindi tizio due regala a tizio uno le famose bobine audio che rimarranno ferme per diverso tempo prima di essere ascoltate. Nel momento in cui l’ascolto viene effettuato le vite di tizio uno e tizio due diventano secondarie e irrilevanti, perchè il testimone passa alla credibilità della storia che viene raccontata. Entrano in scena tizio tre e quattro, ossia il dottor Klein che cerca di risvegliare la memoria dell’ uomo Scarlatto (scopriremo poi in seguito che pur non ricordando come si chiama, il nostro eroe sfuggito a un incendio letale, si procurerà da vivere nella redazione di un giornale scrivendo nera e disegnando fumetti, dove a troneggiare c’è appunto l’uomo Scarlatto con le sue strisce domenicali sul quotidiano locale, figura chiaramente autobiografica). In questa clinica dove periodicamente deve fare i trapianti della pelle sul viso che deve essere costantemente protetto da strategiche fasciature, l’uomo Scarlatto conosce tutta una serie di strani personaggi che forse ruotano intorno al mistero della sua stessa esistenza anche se ancora non lo sa. E’ solo dopo il racconto del dottor Forti che il nostro malato di memoria inizia ad avere forti turbamenti. Il racconto narrato ha a che fare con dei fatti inspiegabili vissuti tanti anni prima dall’ uomo di Scienza quando esercitava l’attività di ambulatorio. In seguito a un incidente stradale gli fu portato un ragazzo nello studio che durante la notte disegnò con strumenti di fortuna un complesso scenario tridimensionale, così complesso e variegato da lasciare la mattina dopo interdetti. In seguito la persona del commissariato coinvolta per portare il ragazzo in cella e sbrigare le formalità amministrative venne aggredita per strada per far sparire il ragazzo che evidentemente era evaso da qualche istituto privato. Sparì anche il disegnò per una irruzione nell’ ambulatorio del dottore non autorizzata, tanto da chiedersi tutti, lettore e personaggi, ma questa cosa è accaduta davvero? Era sogno o anche realtà? A questo punto il nostro uomo Scarlatto sembra subire le prime trasformazioni emotive riguardo a questa misteriosa figura che si era materializzata dal nulla nella notte, vuole andarsene dalla clinica, ma gli anticipano un intervento e deve sorbirsi il resto della storia. Il dottor Forti molti anni dopo venne a contatto con una scenografia reale uguale identica al famoso disegno sparito tanti anni prima. Risale all’ artista Marcus Walzer che ha generato il disegno e deve a sua volta sentire una stranissima storia annidata a un livello sub inferiore. Tanti anni prima l’artista salvò un ragazzo che voleva gettarsi da un ponte e in seguito, dopo che qualcuno era andato a cercarlo a casa sua, scomparì nel nulla da un armadio senza lasciare tracce, lasciando Marcus con il dubbio che forse aveva trovato una via logica di fuga alternativa. L’episodio scuote ancora di più il nostro eroe centrale che subito l’ennesimo intervento chirurgico decide alla fine di scoprire il suo vero se stesso togliendosi le bende, ricordando un pò la trama del famoso cult movie ascensore per l’inferno. A questo punto scopre che tutte le persone che gli ruotano intorno lo venerano come una specie di divinità, ma nell’ apoteosi di un misterioso festeggiamento, un fulmine genera con un boato un buio abissale dove il nostro uomo Scarlatto sprofonda, costringendo il nostro terapeuta che fa le domande all’ ennesima stimolazione, dopo averlo rassicurato: che cosa ricorda? Questa volta però l’uomo Scarlatto ricorda un nome e una vita e il racconto prosegue descrivendo la sua vita coniugale in un aereporto prima di prendere un ultimo volo fatale per tutti ma non per lui, che risulterà l’unico sopravvissuto. Detta così ricorda molto la trama dell’ uomo di vetro di Unbreakable, dove il supereroe sopravvive a sciagure varie e assortite per contratto divino, ma questo non è il film il predestinato anche se ci sono delle idee simili di M. Night Shyamalan degli anni duemila, qui siamo dentro all’ idea di Maurensig di un ciclo psichico che sopravvive in eterno, perchè se notiamo i dettagli, scopriamo che salgono sull’ aereo anche Marcus Walzer e la sua meravigliosa compagna che ha all’ interno del libro un suo peso narrativo. Ma adesso ricorda di chiamarsi Josè Maria e non è più l’uomo Scarlatto, quindi? Come ha detto qualcuno il libro va somatizzato con molta serafica lentezza (la nostra assimilazione è stata troppo veloce), cercando di capire dove l’autore vuole sollecitarci, perchè di fatto in questo libro ci vengono riversate addosso tantissime domande non solo legate alla trama fantascientifica ma anche a quesiti filosofici e psicologici. Maurensig sa scrivere e ci fa riflettere, però se vogliamo dirla tutta qua si fa fatica a scivolare in tutti questi livelli di narrazione, sprofondando in una sorta di pozzo dove le domande servono a farti sprofondare ancora di più, anzichè riportarti in superficie con risposte che semplici non sono. Vabbè è soggettivo, una cosa può piacere o non piacere. Noi ci sforziamo di essere neutrali ma certo non brilliamo di entusiasmo dopo esserci tapirizzati con questa corposa narrazione. Info autore https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Maurensig